Giancarlo De Leo

Corpus

Leonardo's
Spatial Grammar

inserita · svelata · intonata

Dall’Annunciazione al Cenacolo

Abstract

Leonardo's Spatial Grammar è l'app raccoglitore delle tre indagini pubblicate Leonardo's Rulers, Leonardo's CAD e Leonardo's Score. Non ne aggiunge una quarta: le tiene insieme e ne richiama la lettura unitaria depositata nel corpus omonimo.

Quel corpus mette in discussione l'idea di un'applicazione standardizzata della prospettiva albertiana a base quadrata nell'opera di Leonardo da Vinci e propone, in alternativa, un paradigma metrico-modulare fondato su evidenze geometriche oggettive e falsificabili. Dall'Annunciazione all'Adorazione dei Magi fino al Cenacolo emerge una grammatica spaziale in evoluzione: la rigida scacchiera lascia il posto a un sistema di righelli inseriti, e la misura, da monodirezionale, diventa architettura ritmica e stereometrica.

Il metodo è la retro-ingegneria CAD, applicata secondo il «banale aristotelico»: partire da ciò che l'opera mostra e che si può misurare. Bugne, mattonelle, arcate, arazzi e cassettoni non sono quinte, ma strumenti lasciati in vista, da cui le proporzioni — la progressione 1:2:3, il modulo 4:3 e i ritmi 1:4:1, 2:1:2 e 1:6:1 — si ricavano dall'opera stessa. Gli spazi restituiti sono misurabili, architettonicamente rimontabili e strutturati sulle misure umane. Le interpretazioni esoteriche e le simbologie non falsificabili restano fuori dal perimetro.

Fonti

IAnnunciazione — Leonardo's RulersLa geometria inseritaApriIIAdorazione — Leonardo's CADLa geometria svelataApriIIICenacolo — Leonardo's ScoreLa geometria intonataApri

I · Leonardo's Rulers

La nicchia è una scatola misurabile. Modulo q, mezzo braccio fiorentino: Maria vi è collocata, non posata.

II · Leonardo's CAD

Una maglia 4:3 ancorata al braccio fiorentino. Le arcate tornano a tutto sesto, accordate al pentagono e a 36°.

III · Leonardo's Score

Un solo modulo n. Tre ritmi accordati: 1:4:1, 2:1:2, 1:6:1. Il prisma è 88n × 66n × 66n.

Tre studi nati separatamente, una sola grammatica. Leonardo non stende una scacchiera albertiana per poi correggerla: lascia nel quadro i moduli con cui ha misurato lo spazio — mattonelle, conci, arcate, cassettoni — e quella misura diventa ritmo.